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Psicoanalisi e Psicologia strutturale integrata. Convergenze e divergenze.

Aggiornamento: 3 dic 2023

Sabato 25 novembre 2023, a Napoli presso l'Istituto superiore di studi freudiani "Jacques Lacan", Luisella Brusa, psicoanalista lacaniana e membro AME, è intervenuta al seminario Le psicosi normali. Attiva e numerosa la partecipazione online ed in presenza all'evento che erogava anche crediti ECM.

Psicosi ordinaria, Lacan

La Brusa ha spiegato con una precisione chirurgica le tipologie di psicosi ordinaria che spesso si incontrano nella clinica. Per piscosi ordinarie la psicoanalisi, e non solo, intende quelle condizioni in cui il soggetto può presentare varie forme di sintomi, dalla perversione, ad una grave ossessività o sospettosità, ad un ritiro dalla socialità per mezzo di credenze irrazionali che non arrivano a rappresentare una visione del mondo ma che interferiscono con la capacità del soggetto di stare in relazione con gli altri.

Tra queste credenze, si infilano nella mente anche alterazioni dello schema corporeo che comportano la sensazione che parti del proprio corpo siano percepite come estranee. La Brusa ha portato un caso clinico molto interessante, di un soggetto che dichiara in seduta che, "I denti (suoi) non sono dove dovrebbero essere", e "Nel fondo dell'orecchio c'èun rimbombo".


Il corpo in queste forme di psicosi sotto traccia è un estraneo da sorvegliare, è persecutorio, è da trattare, come nel caso di Angelina Jolie che si è sottoposta a mastectomia e isterectomia in modo preventivo. Infine, i dettagli sessuali di questo corpo angosciante sono un enigma poichè questo tipo peculiare di psicotico ordinario o normale non ha e non è un corpo, e quindi non si identifica con faciltà in un genere sessuale. Ecco che il non binarismo appare in questa luce una forma di psicosi ordinaria!


Fin qui la fenomenologia esistenzialista, con i contributi di antropoanalisti come Binswanger, e la psicologia con Janet e successivamente con gli studi psicologici sulla psicosi cosiddetta bianca ovvero priva del fenomeno del delirio plateale e strutturato in una visione del mondo cristallizzata, ed infine con i contributi di Giovanni Ariano sul Corpo muto, è indistinguibile dalla psicoanalisi lacaniana che postula l'esistenza di questa altra forma di psicosi.


Le divergenze tra psicoanalisi e fenomenologi nascono sulla analisi dei motivi che fanno percepire estraneo il corpo al paziente. Brusa, con il rigore scientifico che la contraddistingue, ammette durante la discussione aperta che una cura per la psicosi ordinaria non esista nei termini di psicoanalisi ortodossa, ed accenna alla possibilità che le tecniche di Paul Federn possano sortire un effetto terapeutico su questi soggetti.


La psicoanalisi lacaniana rintraccia nel discorso del corpo estraneo dello psicotico ordinario una assenza di metafora paterna e, crede che la cura riabilitativa che punta a dare un senso ai segnali del corpo funzioni con i pazienti meccanicamente, ovvero per effetto di un'opera di disangosciamento risultato dell'intervento dello psicologo che spinge il paziente a dare nome al suo disagio fisico e mentale e qualora il paziente non vi riesca, lo psicologo interpreta e da un nome a tale disagno leggendo la grammatica dei segnali del volto e posturali.


Che vi siano tecniche terapeutiche per la psicosi ordinaria la psicoanalisi dunque non lo nega, ma per gli psicoanalisti tali tecniche non sono risolutive. La psicoanalisi sostanzia un modello psicopatologico in cui anche la psicosi ordinaria è una condizione fissa ed una modalità di funzionamento psichico non modificabile.


Sono intervenuta nel dibattito descrivendo il metodo che in riabilitazione ad indirizzo fenomenologico esistenziale viene messo in campo per la cura della psicosi ordinaria e che consiste, riprendendo l'esempio clinico della Brusa di un uomo che ritiene che i suoi denti non stiano dove debbano stare, nel chiedere al paziente di esplicitare come si sente quando afferma che questa parte del suo corpo non sia al posto giusto, e nel caso di difficoltà, di partire dal linguaggio non verbale la cui grammatica è universale per fornire al pazienze degli imput sulla emozione che appare in viso o nel tono di voce mentre descrive il disagio dei denti.


Questo lavoro che si sostanzia in un secondo momento in una integrazione dei quattro linguaggi, somatico, emotivo, fantastico e razionale, ha come scopo quello di ricompattare il soggetto dalla sua dissociazione dal linguaggio corporeo che porta ad alterazioni della percezione della realtà circostante e dello schema corporeo. In questo, il lavoro di Janet è maestro nello spiegare una via di ritorno dalla psicosi ordinaria.


In ultima analisi, il lavoro integrativo dei linguaggi ridà soggettività al paziente, che collega le emozioni di base anche alle sue credenze cristallizzate ed in tal modo può iniziare a scardinare pensieri che viaggiavano scollegati dal corpo fino ad assumere quel tratto ossessivo (e quindi pre psicotico) che marca il razionale scisso dal corporeo.


Si giunge allo stadio della soggettività, che è dunque una dimensione assolutamente possibile per lo psicotico ordinario, non senza sforzo psicoterapico di notevole intensità, ed a quel punto viene avviata la fase della comunicazione profonda tra il mondo del terapeuta e quello del cliente/paziente. Questa fase, cosiddetta di dialogo intersoggettivo, per gli analisi lacaniani rappresenta qualcosa di impossibile raggiungimento poichè i lacaniani fondamentalmente non credono nella comunicazione tra due individui.


Nel contesto della psicoanalisi lacaniana, Lacan ha introdotto il concetto di "linguaggio barrato" per sottolineare l'irrimediabile mancanza nel processo di comunicazione umana. Questa mancanza è spesso indicata dal simbolo S barrato, che rappresenta la frattura e la mancanza intrinseca nel linguaggio e nella comunicazione umana. Lacan sosteneva che il linguaggio stesso è caratterizzato da una mancanza strutturale e che questa mancanza è parte integrante dell'esperienza umana.


Il linguaggio barrato è collegato all'idea che il significato di un linguaggio non possa mai essere completamente stabile o fissato, ed è sempre soggetto a slittamenti e interpretazioni multiple.


Questi limiti della comunicazione attraverso il linguaggio razionale per la fenomenologia esistenzialista esistono, ma non impediscono la possibilità di rapportarsi all'altro in un dialogo intersoggettivo. Nelle diramazioni psicoterapiche fenomenologico esistenziali scientificamente piu avanzate (Ariano, Ciompi), viene ribadito che a livello del linguaggio corporeo vi è una universalità biologicamente determinata (Darwin, Ekman) che diventa ponte della comunicazione ai livelli superior del linguaggio emotivo, fantastico e razionale (il linguaggio).


E' grazie alla conoscenza della grammatica universale del linguaggio corporeo che è pre-culturale se posso iniziare a creare un ponte per comunicare efficacemente con l'altro. Ed è attraverso la possibilità di comunicare che esiste la relazione e dunque trova spazio la dimensione umana. Se si esclude la possibilità di comunicare vi è solo alienazione.




















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