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Napoli reagisce alla pulsione di morte di un criminale sedicenne invocando Giustizia

Aggiornamento: 14 set 2023

Ieri è stato un doloroso giorno di lutto per Napoli. Ho difficoltà a scriverne, sentendomi molto coinvolta emotivamente, sia perchè Giovanbattista lo conoscevo attraverso i racconti di mia madre, sia perchè Giovanbattista è quel figlio di tutti noi napoletani che hanno vissuto e continueranno a vivere con gioia il centro della città.

Giovanbattista Cutolo
Giovanbattista Cutolo

Noi tutti, come Giovanbattista, nelle stradine del centro abbiamo studiato, giocato, camminato instancabilmente fin da giovanissimi, ci siamo innamorati, abbiamo stretto amicizie per la vita, con quello spirito di convivenza e profonda tolleranza che contraddistingue la città da secoli. Giovanbattista nel centro ha anche imparato a suonare, divenendo un talentuoso cornista della Orchestra da Camera Scarlatti Young. E da Napoli questo ragazzo non voleva andar via, nonostante offerte che gli erano pervenute persino dall'estero.



Una notte di fine agosto, Giovanbattista di ritorno da un pub dove svolgeva un secondo lavoro, dal momento che di musica classica al Sud raramente si riesce a vivere, incrocia un criminale sedicenne che lo ammazza per futili motivi. Giovanbattista aveva tentato di difendere pacificamente un inerme amico dagli atti di gratuito bullismo di un gruppo di balordi, e veniva vigliaccamente sparato.


La città ieri ha reagito, è stato un funerale sentito, si è pianto in silenzio nella Chiesa e nella Piazza del Gesù per un giovane strappato alla sua esistenza terrena, piena di amore, passioni e bellezza. Eravamo in migliaia, dall'inizio alla fine ed oltre la celebrazione. Una risposta Napoli l'ha data, per una volta una risposta compatta e chiara: invochiamo tutti giustizia.


Giovanbattista e' stato strappato via dalle braccia di sua madre, di suo padre, di sua sorella, dei suoi amici, della musica classica. E' stato strappato via dalle braccia di una vita piena di amore e bellezza da un sedicenne che a meno di 14 anni aveva già tentato di ammazzare e che aveva intrapreso uno dei tanti percorsi di svezzamento camorristico rappresentato dalle rapine di rolex tra via marina ed il centro storico.


La legge del padre come limite alla pulsione di morte


Ma l'omicidio di Giovanbattista è fuori anche dal codice non scritto della Camorra che non uccide senza motivo. Questo è un omicidio che viola la cosiddetta Legge del Padre.


La "Legge del Padre" è un termine che Lacan ha ereditato dalla psicoanalisi freudiana, ma ne ha dato una interpretazione propria e si riferisce al processo attraverso il quale un bambino inizia a sviluppare un senso di identità ed un'organizzazione simbolica del mondo attraverso la separazione dall'oggetto materno (la madre) e l'ingresso nell'ordine simbolico. In questa fase, il padre rappresenta la figura che introduce le norme sociali, le regole e i limiti, e stabilisce l'ordine nella vita del bambino. Questa figura paterna svolge un ruolo cruciale nel promuovere l'identificazione e l'entrata del bambino nel linguaggio e nella cultura.


La Legge del Padre mette un freno al godimento pulsionale, e introducendo il limite permette ad ogni soggetto di interrogarsi rispetto ad un desiderio soggettivo che possa sostanziare la propria esistenza, piuttosto che lasciarsi travolgere da un godimento famelico insaziabile che è al servizio della pulsione di morte.


Napoli invoca Giustizia, invoca la Legge del Padre, nella sue forme istituzionali chiamate ad intervenire. Lo Stato voglia porre freno alla pulsione di morte, punendo in modo esemplare il reo confesso di un omicidio fuori dal senso e al contempo impegnandosi per riforme foriere di civilità.

Se da un lato appare ormai indispensabile una riforma del codice penale che renda pienamente punibili i minorenni che decidono di regredire in carriere di morte, dall'altro bisogna concretamente aiutare le famiglie e dove nemmeno questo possa funzionare, sostituirsi ai genitori gravemente negligenti nella complessa funzione di educaizone sociale di bambini ed adolescenti.


Il ruolo della Scuola a tempo pieno nella prevenzione delinquenziale


La Scuola oggi, al Sud, con il suo striminzito orario operativo esclusivamente nelle ore antimeridiane e con la sua scriteriata interruzione trimestrale estiva non riesce ad aiutare le famiglie in difficoltà. Un bambino da genitori negligenti e ignoranti, se trattenuto a scuola dalla mattina al pomeriggio, con attività non solo didattiche ma anche sportive ed educative, avrà indubbiamente una concreta possibilità di scegliere se costruire una vita nel senso della comunità, nel rispetto delle regole sociali ed attraverso relazioni di crescita. Ma questo non succede, oggi. La scuola in Italia ha categoricamente rifiutato il tempo pieno e la organizzazione pomeridiana di attività sportive e ludico creative.


Sovente, su giornali anche tecnici, alcuni rappresentanti della categoria e presidi si lanciano in sconcertanti difese della interruzione trimestrale estiva, taluni persino suggerendo di estendere tale interruzione ad oltre 4 mesi. Va ricordato che l'Italia è l'unico paese in occidente ad interrompere la scuola per tre mesi in estate, contro la media di 4/5 settimane di chiusura nel resto d'Europa e che la Campania ha un triste primato durante il Covid, che diede scandalo su Le Monde, e che fu quello di aver chiuso la scuola per un anno scolastico e mezzo. La Campania fu l'unica regione in Italia ad optare per una tale scelta scellerata, tutte le altre regioni italiane chiusero soltanto durante brevi periodi di picco infettivo, e tale pratica ha triplicato i numeri della dispersione scoltastica con conseguenze che pagheremo per anni sotto il profilo sociale di giovani regalati alle braccia della delinquenza e del marginalismo sociale.


Sappiamo tutti che le nella mente delle mamme negligenti, che in tanti abbiamo visto accompagnare in pigiama ed a singhiozzo i figli a scuola, la consapevolezza di doversi svegliare presto e riprendere i propri pargoli prima dell'orario di pranzo rappresenta un motivo in più per non impegnarsi a mandare i figli a scuola tutti i giorni.


Si tratti la scuola come un parcheggio. Che lo considerino un comodo parcheggio queste madri e questi padri che rimepiono i loro figli di merendine e cibi surgelati e li buttano in strada per toglierseli da torno quante più ore possibili.

Trasformiamo la scuola piubblica in un luogo aperto 10 ore al giorno, dove si studi, si mangi, si faccia sport, vengano intraprese attività ludiche, qualcosa di simile alla scuola che esiste in Germania o nei paesi scandinavi o alle scuole private italiane per i ricchi. Si facciano queste riforme della scuola pubblica per sotrarre tante giovani vite alla strada e ad un destino criminale.

La mamma in pigiama, nel momento in cui potrà togliersi di torno i figli parcheggiandoli a scuola l'intera giornata, nel momento in cui sarà sollevata dal dover cucinare il pranzo, farà lo sforzo di svegiarsi tutte le mattine e di buon ora per consegnare la prole alle maestre.

 

Approfondimento sul tema minorenni e giustizia penale

Intervista all'Avvocato penalista Luca Panico, Nuova Avvocatura Democratica


Domanda

Dopo l'omicidio del giovane musicista Giovanbattista Cutolo, in tanti invocano una riforma del codice penale che preveda per i reati quali l'omicidio a mano armato commesdo da minorenne una pena non ridotta. Avvocato Panico, ci spieghi in che modo vengono calcolati gli anni di carcere per il reato di omicidio commesso da un minorenne.


Avvocato Panico

Il nostro ordinamento prevede per qualunque ipotesi di reato una pena di cui indica di volta in volta il minimo ed il massimo, così definendo una cornice al cui interno il giudice dovrà, in base al suo apprezzamento, individuare la quantità di pena adeguata al caso concreto.

Ovviamente, ci sono dei parametri per individuare la pena giusta e sono dettati dall’art. 133 del Codice Penale, che fornisce al giudice una guida per dosare correttamente la pena. Questo vale per qualsiasi tipo di reato, dalla frode in commercio all’omicidio e per qualunque pena, sia essa pecuniaria o detentiva.

Sulla pena così individuata si applicano, poi, gli eventuali aumenti o diminuzioni derivanti dall’eventuale ricorrenza di circostanze aggravanti o attenuanti e dal giudizio di comparazione tra esse.

Quella della minore età è, dunque, un’attenuante che concorre alla quantificazione della pena in uno alle altre circostanze come quella dell’uso dell’arma o dei motivi abietti o futili che sembrerebbero ricorrere nel caso dell’omicidio del giovane Giovanbattista Cutolo.

L’art. 575 cp prevede una pena non inferiore ad anni 21 di reclusione per chiunque cagioni volontariamente la morte di un uomo: il massimo è da intendersi fissato in 24 anni ed in questa forbice si deve individuare la pena equa, sulla quale applicare poi aumenti e/o diminuzioni per le eventuali circostanze. Per il caso di cui stiamo parlando, le indagini sono ancora in corso e non c’è ancora una contestazione definitiva, di modo che non è possibile prevedere quali circostanze eventualmente verranno contestate. Circostanze che, nel prosieguo della vicenda giudiziaria, potrebbero anche non corrispondere a quelle ritenute sussistenti da chi scriverà la sentenza.

Diverso è, infine, il discorso che riguarda gli eventuali benefici penitenziari di cui può godere, al ricorrere di determinati requisiti, ciascun condannato e che possono comportare una progressiva riduzione della pena ed anche modalità di esecuzione dovesse dalla detenzione in carcere.


Domanda

Tra gli avvocati, secondo lei, si discute di una riforma del codice penale che preveda un inasprimento delle pene per i minorenni armati che commettono reati gravi oppure prevale un ragionamento garantista, figlio anche di una cultura cattolica del perdono?


Avvocato Panico

Per questo riguarda le discussioni all’interno della categoria, devo dire che non credo che il tema della quantificazione della pena edittale (quella cornice prevista dal legislatore di cui parlavo prima), del suo inasprimento o della sua attenuazione per una qualsivoglia ipotesi di reato sia di particolare interesse.

Più vive sono di sicuro le discussioni sulla tutela dei diritti delle persone, in particolare degli imputati privati ante iudicium della libertà personale - all’interno del processo e quelle sull’attuazione dei principi costituzionali in tema di pena e di sua esecuzione.










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