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Carattere, temperamento e tipi psicologici

Carattere, temperamento, costituzione, tipo, abitudini, predisposizioni, facoltà, abilità e tratto sono termini assai ricorrenti nella letteratura relativa alla personalità.

Non si tratta però di concetti univoci, ma piuttosto di costrutti ipotetici che assumono senso soltanto all’interno di particolari impianti teorici.

La stessa nozione di ‘personalità’ è un costrutto ipotetico che assume significati e

implicazioni diverse a seconda della teoria di riferimento.


Carattere


La nozione di carattere è molto antica, essendo già in uso in ambito filosofico, ben prima della nascita della psicologia sperimentale moderna. È stata spesso usata come sinonimo di personalità, per indicare la risultante dell’insieme di caratteristiche psicologiche di una persona. In questa nozione viene enfatizzata la coerenza del carattere: si tratta infatti di un insieme di tendenze comportamentali che fanno sì che una persona si comporti in maniera coerente rispetto a determinati valori, indipendentemente dagli eventi esterni e dai fattori ambientali.

Nel linguaggio comune, il termine è strettamente associato a connotazioni valoriali che inducono a caratterizzare le persone come buone o cattive.


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Temperamento


Anche la nozione di temperamento è molto antica, essendo già presente negli studi classici

di Ippocrate. Con questo termine viene accentuato, nell’ambito della psicologia della personalità, l’interesse per i correlati biologici del funzionamento psichico: infatti, gli studiosi che lavorano su questo tema lo utilizzano per riferirsi a determinati aspetti dell’organizzazione psichica che sono fortemente influenzati dalle determinanti biologiche – ad esempio, il livello di attività, l’intensità e la velocità della risposta alla stimolazione esterna, la sensibilità, l’eccitabilità, e così via.

Il concetto è stato anche impiegato per indicare la suscettibilità personale nei confronti delle situazioni emotive (ad esempio, le persone con un temperamento collerico tendono a reagire in maniera violenta alle sollecitazioni emotive), oppure per riferirsi alla mutevolezza dell’umore. I vari approcci teorici, pur condividendo la visione del temperamento come una caratteristica del sistema nervoso, sono tuttavia in disaccordo sul ruolo dell’ambiente: alcuni teorici concepiscono il temperamento come un prodotto di natura esclusivamente biologica, mentre altri sono maggiormente disposti a ritenere che l’ambiente giochi un ruolo centrale nella sua formazione.


L’approccio interazionista, oggi largamente diffuso, considera il temperamento come una sorta di “matrice libera” sulla quale si innesta la costruzione della personalità attraverso i continui scambi con l’ambiente esterno.


Tipo


Anche in questo caso si tratta di un concetto tradizionale che ha goduto di grande fortuna in passato ma è stato quasi del tutto abbandonato dalle moderne teorie della personalità. La nozione, che fa in genere riferimento ad un complesso di caratteristiche comportamentali relativamente stabili, è stata duramente criticata, in quanto l’assenza di posizioni intermedie tra un tipo e l’altro sembra precludere la possibilità di cogliere le fini gradazioni di personalità e le diverse combinazioni delle caratteristiche individuali.

Tuttavia, il concetto di ‘tipo’ è ancora in uso nel sistema sviluppato da Eysenck, in cui esso sta ad indicare un gruppo di tratti correlati (i quali a loro volta rappresentano un gruppo di comportamenti correlati). Eysenck identifica essenzialmente tre tipi, noti come:

“introversione-estroversione”, “nevroticismo” e “psicoticismo”.


Costituzione


Con questo concetto ci si riferisce in genere all’insieme di qualità fisiche e psichiche di un individuo. L’uso di questo termine presume l’esistenza di precise corrispondenze tra caratteristiche fisiche e caratteristiche psicologiche: nello specifico, si ipotizza che la struttura somatica sia la determinante primaria del comportamento.

L’esempio più noto in questo senso è la psicologia costituzionalista di William Herbert Sheldon (1940), il quale identifica tre somatotipi, associati a specifiche caratteristiche psicologiche e temperamentali:

• l’ectomorfo (caratterizzato da un fisico alto, snello e poco muscoloso) viene descritto come un tipo intelligente, contemplativo, malinconico, gentile e perfezionista;

• l’endomorfo (caratterizzato da un fisico grasso, rotondeggiante e piuttosto basso) viene descritto come un tipo aperto, socievole, estroverso e affettuoso;

• il mesomorfo (caratterizzato da un fisico robusto e muscoloso) viene descritto come un tipo impaziente, avventuriero, competitivo, aggressivo e mascolino.



Abitudine

Con la nozione di abitudine ci si riferisce in genere a sequenze di comportamenti coordinati che danno luogo a condotte relativamente stabili e funzionali.

Si tratta di un concetto in uso soprattutto nelle teorie comportamentiste, dove la personalità viene a configurarsi come la risultante di un insieme di abitudini gerarchicamente ordinate, le quali a loro volta rappresentano gli esiti di un apprendimento regolato da rinforzi ambientali.


Abilità

La nozione di abilità ha avuto inizialmente grande diffusione nell’ambito degli studi sull’intelligenza, per indicare le capacità di soluzioni di problemi (apprese o innate).

Più recentemente, il termine “abilità sociali” è stato ripreso per riferirsi alla capacità, in larga parte appresa, di relazionarsi efficacemente con gli altri.

In generale, ha sempre mantenuto una connotazione cognitiva e pratica.


Facoltà

Con questo concetto si fa riferimento a qualcosa che risiede all’interno del soggetto, nella

sua mente, e che viene inferito dall’osservatore allo scopo di spiegare la stabilità del suo comportamento in determinate situazioni.

Fortemente ancorata ad una concezione innatista del funzionamento psichico, la nozione è oggi in disuso, in quanto sostituita da termini più appropriati, quali disposizione, abilità o tratto.


Disposizione/Predisposizione

Si tratta di due concetti che rimandano a tendenze stabili a perseguire determinate mete e a comportarsi in un determinato modo, indipendentemente dalle circostanze ambientali. Con questi termini si intendono evidenziare soprattutto le componenti motivazionali e affettive della condotta, idealmente rappresentate dalla metafora di “spinte” che agiscono all’interno dell’individuo.



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