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Il modello familiare celtico ed il modello familiare romano: un confronto psicologico.

  • Immagine del redattore: Eleonora
    Eleonora
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Il modello familiare per comprendere le basi psicologiche delle regole relazionali nei contesti culturali


Lo studio dei modelli familiari antichi non è soltanto un esercizio storico o antropologico, ma rappresenta anche una chiave di lettura fondamentale per comprendere le basi psicologiche della costruzione dell’identità, delle relazioni e delle dinamiche di potere che ancora oggi influenzano le società occidentali.


La famiglia, in quanto primo contesto relazionale dell’individuo, agisce come matrice psicosociale in cui si strutturano l’Io, il senso di appartenenza, la gestione dell’autorità e il rapporto con le regole. Verranno messi a confronto, in una prospettiva prevalentemente psicologica, due modelli familiari dell’antichità europea profondamente diversi tra loro: il modello familiare celtico e quello romano.


Il modello familiare celtico è fondato su relazioni orizzontali, legami estesi e una concezione fluida dell’autorità; Il modello familiare romano, fortemente patriarcale e giuridicizzato, si basava sulla centralità del pater familias e su una rigida gerarchia interna.


L’analisi si concentrerà sugli effetti psicologici di tali modelli in termini di costruzione dell’identità individuale, sviluppo dell’autonomia, interiorizzazione delle norme, gestione del conflitto, ruolo di genere e dinamiche di potere.


La famiglia come struttura psicologica

Dal punto di vista psicologico, la famiglia può essere intesa come un sistema relazionale primario che fornisce all’individuo le prime coordinate emotive, cognitive e normative. È all’interno di questo sistema che si sviluppano:

  • il senso di sicurezza o insicurezza di base;

  • la percezione di sé in relazione agli altri;

  • le modalità di attaccamento;

  • il rapporto con l’autorità e la legge.

Ogni modello familiare produce specifiche configurazioni psicologiche, favorendo alcuni tratti di personalità a scapito di altri. In questa prospettiva, il confronto tra il modello celtico e quello romano consente di osservare due modalità opposte di organizzazione psichica e sociale: una orientata alla rete relazionale e all’equilibrio comunitario, l’altra alla verticalità del potere e al controllo normativo.


Il modello familiare celtico: una prospettiva psicologica


Struttura clanica e identità relazionale

Nel mondo celtico la famiglia non coincideva con il nucleo genitori-figli, ma con il clan, ovvero un sistema esteso di parentela che includeva consanguinei, affini e membri acquisiti. Psicologicamente, questo assetto favoriva la costruzione di un’identità relazionale: l’individuo si percepiva come parte di una rete, piuttosto che come un’entità separata.

Il senso del Sé era fortemente intrecciato al senso di appartenenza. Questo riduceva l’ansia legata alla solitudine e alla perdita, ma al tempo stesso rendeva l’identità meno autonoma e più dipendente dal riconoscimento collettivo.


Autorità diffusa e sviluppo dell’autoregolazione

A differenza dei modelli gerarchici, l’autorità nel sistema celtico era distribuita tra più figure: capi clan, anziani, druidi, membri influenti. Dal punto di vista psicologico, ciò favoriva lo sviluppo di un controllo interno basato sulla responsabilità condivisa piuttosto che sulla paura della punizione.

Il rispetto delle regole derivava dall’onore e dalla reputazione del clan, più che da un’imposizione verticale. Questo tipo di struttura promuoveva una regolazione morale di tipo interno, vicina a ciò che in psicologia morale viene definito orientamento prosociale.


Educazione collettiva e attaccamento multiplo

Una caratteristica rilevante del modello celtico era il fosterage, ovvero l’affido dei bambini a famiglie alleate. Psicologicamente, ciò favoriva lo sviluppo di attaccamenti multipli, riducendo la dipendenza esclusiva dalla figura genitoriale.

Questa pratica contribuiva a una maggiore flessibilità emotiva e a una capacità adattiva elevata, ma poteva anche rendere più complesso il processo di individuazione.


Ruolo delle donne e identità di genere

Nel modello celtico le donne godevano di un livello di autonomia inusuale per l’antichità: potevano possedere beni, divorziare e assumere ruoli di leadership. Dal punto di vista psicologico, ciò favoriva modelli di genere meno rigidi e una maggiore integrazione tra dimensioni affettive, decisionali e sociali.



Il modello familiare romano: una prospettiva psicologica


La centralità del pater familias

La famiglia romana era strutturata attorno alla figura del pater familias, che deteneva la patria potestas su tutti i membri. Psicologicamente, questo modello favoriva una costruzione del Sé fortemente orientata all’autorità esterna.

L’individuo interiorizzava la legge attraverso la figura paterna, sviluppando un Super-io rigido e normativo. L’obbedienza e il controllo delle pulsioni erano valori centrali.


Gerarchia, controllo e interiorizzazione della norma

Il sistema romano era fondato su una chiara gerarchia: uomini sopra le donne, adulti sopra i giovani, liberi sopra schiavi. Dal punto di vista psicologico, ciò produceva personalità orientate alla disciplina, al dovere e alla repressione dell’emotività.

La sicurezza non derivava dall’appartenenza affettiva, ma dalla stabilità delle regole e dalla prevedibilità dell’ordine sociale.


Educazione e trasmissione del modello

L’educazione romana era finalizzata alla riproduzione del modello sociale. Il figlio maschio veniva preparato a esercitare a sua volta l’autorità, mentre le figlie venivano educate alla sottomissione e al ruolo domestico.

Questo assetto favoriva una forte continuità intergenerazionale, ma limitava l’espressione individuale.


Ruolo delle donne e struttura psichica

Nel modello romano la donna era giuridicamente subordinata. Psicologicamente, ciò contribuiva a una scissione tra sfera pubblica (maschile, razionale, normativa) e sfera privata (femminile, emotiva, subordinata).


Confronto psicologico tra i due modelli

Dimensione

Modello celtico

Modello romano

Identità

Relazionale

Gerarchica

Autorità

Diffusa

Centralizzata

Regolazione morale

Interna

Esterna

Attaccamento

Multiplo

Verticale

Ruoli di genere

Flessibili

Rigidi

Dal confronto emerge che il modello celtico favoriva personalità orientate alla cooperazione e alla flessibilità, mentre quello romano produceva soggetti più disciplinati, ma anche più dipendenti dall’autorità.


Eredità psicologiche nella cultura occidentale

Molti elementi del modello romano sono sopravvissuti nelle strutture familiari, educative e organizzative occidentali: il primato della legge, la verticalità del potere, la centralità della figura paterna. Al contrario, il modello celtico riemerge in forme moderne di comunità, educazione cooperativa e modelli familiari orizzontali.


Conclusione

Il confronto tra modello familiare celtico e romano, letto in chiave psicologica, mostra come le strutture familiari non siano semplici organizzazioni sociali, ma veri e propri dispositivi di costruzione della psiche. Il modello celtico, basato sulla relazione e sulla comunità, favoriva identità fluide e cooperative; quello romano, fondato sull’autorità e sulla legge, produceva soggetti disciplinati e normativamente orientati.

Comprendere queste differenze consente non solo di leggere il passato, ma anche di interrogare criticamente i modelli familiari contemporanei, individuandone le radici profonde e le possibili trasformazioni future.

 
 
 

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