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Ci ritroveremo: racconto di una terapia online

Aggiornamento: 9 giu 2023

Un ragazzo americano poco più che ventenne mi contattò per una terapia online per i suoi problemi depressivi.

Si collegava sempre di sera tardi mentre per me erano le 6 del mattino. Era buio nella sua stanza e per non farsi sentire dai familiari parlava a bassa voce. Un ragazzo esile, di una viva intelligenza ma molto triste.

Mi raccontò che non riusciva a legare con le ragazze, che aveva pochi amici, lavorava da casa in un sobborgo della costa orientale degli Stati Uniti.

Aveva tentato di morire in un modo insolito. Uscendo un pomeriggio di casa, con abiti leggeri durante una nevicata, cammino' per molte ore inoltrandosi in un bosco sperando di congelarsi ed essere trovato morto, voleva che la madre pensasse ad un incidente giammai ad un suicidio. Non le voleva dare un messaggio sbagliato. Si era sentito molto amato e curato dalla donna che lo adotto' quando era appena in fasce, ma qualcosa mancava nella sua vita.


Alle scuole medie ebbe un ictus che lo aveva lasciato con un lato del corpo non ben funzionante e subì sia per questo sia per il diverso colore della sua pelle, un feroce bullismo a scuola.

La madre adottiva fu costretta a ritirarlo da scuola ed optare per l'educazione parentale.

Il rifiuto della comunità bianca verso i suoi confronti lo segnò profondamente.


Maturò una vita sessuale quasi esclusivamente con prostitute spesso incontrate in luoghi angusti. Spesso frequentava negozi per massaggi dove vi lavoravano donne asiatiche che arrotondavano con favori sessuali. Erano donne che talvolta gli confidavano storie difficili. Mi raccontò che di una se ne innamorò ma non fu ricambiato.


Mi mostrò un giorno dalla telecamera una foto di sua madre biologica che lo teneva appena nato tra le braccia. Di lei aveva questa unica foto, una meravigliosa immagine di Madonna che guarda con sguardo amorevole suo figlio. Mi disse che era stato dato in adozione da una famiglia molto povera.


Si faceva tante domande sulla sua famiglia naturale. Spesso ripeteva che credeva che sua madre fosse morta. Per molti mesi abbiamo discusso di questo suo timore. Rimase colpito quando gli dissi che forse nei volti di quelle prostitute in condizioni di difficolta', in quelle stanze malandate dove le incontrava, in quei racconti cupi che aveva ascoltato cercava sua madre.

"A chi assomigliano le prostitute con cui abitualmente ti vedi?" Gli chiesi. Ci pensò, descrivendomene alcune ed effettivamente notò che cercava donne che nei colori assomigliassero alla donna che lo teneva in braccio nella foto conservata come una reliquia in un cassetto della sua stanzetta da letto.


Ricevetti un giorno una email nella quale il paziente mi diceva di aver trovato il certificato di adozione che conservava sua madre adottiva con il nome integrale della madre biologica e di aver controllato su Facebook se esistesse una persona con quel nome e di averla trovata.


In seduta, poichè il mio paziente non era iscritto a Facebook e quindi non riusciva a visualizzare il profilo da utente accedendo a maggiori informazioni sulla persona, decisi di accedervi con il mio.

Mi misi a spulciare tra le foto del profilo della donna mentre il mio paziente mi guardava ansioso dalla telecamera sperando in una buona notizia e trovai una foto della donna quando era più giovane, piuttosto simile a quella che mi aveva mostrato il mio paziente.

Scaricai le foto e la inviai al paziente. Lui rimase molto colpito dalla somiglianza con lui, avevano del resto gli stessi occhi ed una forma del viso simile, e iniziò a sperare.

Gli consigliai di aprire un account Facebook e discutemmo sul come presentarsi ad una presunta madre biologica dopo due decenni di separazione.


"Nora! Voglio che tu sia la prima a saperlo ... è lei. Ho appena finito di parlare con mia madre. E' un miracolo!", fu il messaggio che ricevetti il giorno seguente dal mio paziente. Ricordo una energia nel mio corpo leggendo quelle parole, una gioia incontenibile che ancora mi attraversa quando ci penso!


Per una qualche ragione, fin dalle prime sedute, ho nutrito la convinzione che il ritrovamento della madre biologica da parte del mio paziente fosse imminente.

La madre abitava in un altro continente, e dunque le ultime sedute con il paziente furono tutte concentrate sui preparativi per la partenza verso questi luoghi sconosciuti in cui si parlava una lingua diversa dall'inglese. Il mio paziente, con i pochi risparmi che aveva, compro' un biglietto e conobbe sua madre.


Cambiò profondamente dopo l'incontro con chi lo aveva messo al mondo, divenne sereno, pieno di vita e sviluppò con la madre biologica un rapporto speciale. Mi disse che si sentiva molto amato, e che era stato fortunato per aver avuto due mamme speciali.

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La Madonna con il bambino Gesù

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