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La voce nella relazione terapeutica online

Aggiornamento: 9 giu

La psicoterapia online in videoconferenza è una realtà clinica consolidata nei paesi di lingua inglese ed in forte espansione in Europa continentale ed in Asia. La ricerca scientifica ne ha riscontrato da tempo l'efficacia nella riduzione dei sintomi.


Ci sono aspetti della relazione terapeutica online sui quali rifletto da tempo che proverò qui a condividere e che riguardano degli elementi che sono molto importanti nella teoria della comunicazione:

  • la voce

  • lo sguardo

relazione terapeutica online

Una premessa è necessaria, vanno infatti distinte due tipi di relazioni terapeutiche a distanza:

  • Le relazioni terapeutiche che sono iniziate presso uno studio e continuano online per un periodo di tempo per temporanea impossibilità a vedersi dal vivo,

  • Le relazioni terapeutiche che iniziano online e vengono prevalentemente se non esclusivamente fruite online.


Molti professionisti, durante la pandemia dovuta al Sars Cov 2, a causa del lockdown e del rischio infettivo, hanno preferito continuare in videoconferenza le terapie condotte regolarmente a studio. Penso che questo tipo di terapie non siano terapie online nel senso stretto del termine poiché l'esperienza della presenza fisica avuta durante la fase dal vivo permane a lungo nella memoria e dunque le sedute a distanza in questo contesto rappresentano una continuazione del dialogo in presenza.


Il mio articolo riguarda aspetti delle relazioni terapeutiche che iniziano e continuano online.

La voce dell'altro durante la videoconferenza non è quella naturale, bensì una versione riprodotta elettronicamente dal nostro PC. La riproduzione elettronica è una amplificazione e dunque, posto che non vi siano problemi al microfono e/o interruzioni per problemi di linea (ormai rari grazie alla tecnologia che avanza), essa enfatizza gli aspetti emotivi della voce.


La voce dell'altro in videoconferenza, come del resto al telefono con persone che non abbiamo mai visto, lascia una traccia importante nella memoria, piu' delle espressioni del volto nonostante il fatto che in videoconferenza queste ultime siano osservabili in alta definizione.


Nell'incontro dal vivo questa dominanza della voce non avviene, quanto meno non avviene subito, poiché la memoria assimila il corpo dell'altro, voce inclusa, come un tutt'uno e per di più assieme all'ambiente circostante. La voce, negli incontri di persona dovrà distinguersi da tutto il resto e lo farà ma ci vorrà del tempo, mentre online essa, in assenza del corpo dell'altro che non è nello stesso ambiente dove siamo noi, fa da padrona nella comunicazione.


Ma se la voce è protagonista nelle sedute online, lo sguardo dell'altro non lo si incrocerà mai.

In videoconferenza, guardiamo i dettagli del volto dell'interlocutore in alta definizione, se ci è consentito dalla tecnologia, incluso lo sguardo degli occhi che osservano un punto nello spazio, ma non è possibile l'esperienza umana del guardarsi negli occhi. Anche Freud non guardava negli occhi i pazienti, avendo deciso di farli stendere su di un lettino e di posizionare la sua poltrona dietro la testa del paziente. Deve essere stata una trovata davvero peculiare per l'epoca.

Quanti di noi che hanno fatto esperienza della terapia freudiana ortodossa si sono chiesti, stesi sul lettino ed immersi nel silenzio dell'analista che ascolta senza controbattere, se quest'ultimo ci stesse davvero ascoltando? Se fosse davvero interessato a noi, se non stesse magari dormendo sul divano!?

A ben vedere, questi leciti quesiti che prendono maggior forza per l'assenza dello sguardo si ricollegano al tema del desiderio e rispondono alla domanda "Che cosa sono io per te?". "Quale posto occupo nei tuoi desideri?".

Ed è questo desiderio, motore della vita, che rilanciamo nella terapia psicologica.


















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