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Parlare con l’altro figlio

Aggiornamento: 9 giu 2023

Cosa significa “Ascoltare l’Altro" con la A maiuscola”?

Significa ascoltare con la massima attenzione e dedizione il discorso intimo e privato dell’altro ed impegnarsi in un dialogo che incarni un significato non scontato. Quando dico l'Altro mi riferisco ad un altro che non conosciamo, un altro che non coincide con il simile. Con quest’ultimo noi ci limitiamo a chiacchierare. Possiamo fare tanti esempi di chiacchiere, di parole descrittive, scontate, prevedibili frutto di ideologie, che rivolgiamo all’altro.

Iscriviti a Medicina che poi fai carriera, lavori in ospedale e poi puoi fare anche successo con uno studio privato. Ingegneria è una facoltà utile, dopo la laurea si trova lavoro facilmente, sono certo che ti piacerà! A chi è che non piace una vita stabile? Fai come ho fatto io, che feci subito il concorso per diventare insegnante statale e vedrai che ti troverai bene con il posto fisso. Non lavori perché hai scelto il percorso di studi sbagliato. Ma chi vuoi che lavori come videomaker oggi, nemmeno si capisce che mestiere sia ... Ma sei ancora in tempo, fai i concorsi pubblici! Vuoi diventare regista? Ma dai! Ma chi è che diventa regista oggi, uno su un milione! Ma poi ci vogliono le raccomandazioni per entrare in quel mondo ... Ma è un bravo marito, non ti conviene lasciarlo. Se lo lasci poi te ne penti. Non immagini che razza di gente ci sia in giro. Poi vedrai! Ma cosa vuoi dalla vita? Cosa ti manca? Di tutte queste frasi fatte sono ricchi i tipici dialoghi inutili, che a ben vedere sono dei monologhi. Chi chiacchiera con noi in questo modo, non ci ascolta, non percepisce le nostre reazioni emotive alle sue parole, non ci sta osservando. Parla a se stesso, parla al simile.

Quei genitori che consigliano ai loro figli la giusta scelta di studi e professionale da intraprendere percepiscono i figli come specchio di se stessi e pertanto se quel genitore ha, per esempio, il posto fisso o un negozio avviato, per rimanere sul tipico discorso nevrotico della famiglia italiana, il figlio deve seguire quella determinata strada e rinunciare al suo desiderio.

parlare con l'altro

Lacan introduce all’interno della relazione soggetto-altro una distinzione di piano fra la dimensione immaginaria e la dimensione simbolica per distinguere l’atto della chiacchierata dall’atto del rivolgersi all’Altro. L’asse immaginario è dato dunque dal rapporto che intrattengo con l’altro in quanto simile. Ritengo importante parlare specificamente di quei discorsi genitore-figlio che riguardano il futuro professionale e dunque sociale dei figli. Il genitore che fa pressioni sul figlio o lo manipola o lo affabula con tante chiacchiere affinché quest'ultimo prenda una determinata decisione, intraprenda una determinata strada che rappresenta il desiderio del genitore ma non del figlio, si immedesima nel figlio, e ritiene in anticipo di sapere cosa suo figlio voglia e necessiti per se stesso - sicurezza salariale, prospettive di lavoro prevedibili, eccetera, eccetera. Il genitore dunque parla parole vuote al figlio, ma non si rivolge a lui in quanto Altro. L’immaginario è un gioco di specchi dove l’altro è me e io sono l’altro. L’altro vive quello che vivo io e io vivo ciò che vive l’altro. Io mi immedesimo in lui e lui in me. Sono portato a pensare che lui sia come me e quindi ritengo di sapere in anticipo cosa vuole, chi è, cosa pensa, cosa desidera. Questa dinamica interpersonale può essere cosi' forte da confondere il figlio. Spesso i figli di questo tipo di genitori sono confusi sul proprio futuro, non riescono ad esprimerlo, perché intrappolati in un rapporto in cui non distinguono la loro persona, la loro volontà, i loro desideri, da quelli dei genitori. E dunque o seguono le orme dei genitori ma sono molto tristi nel farlo, oppure si bloccano, perdono molto tempo, sono caotici nelle scelte, passando da una esperienza ad un’altra poiché il desiderio di intraprendere una strada per il proprio sviluppo non ha spazio per nascere dal momento che tutto lo spazio è stato interamente occupato dal desiderio del genitore.

Il figlio spesso vuole tutt’altro da ciò che desidera il genitore perché è tutt’altra persona ma poiché è schiacciato dal monologo del genitore, ha il pensiero annebbiato che non gli consente di vedere e desiderare un futuro.

Ho iniziato a lavorare nel 2003, e devo dire che in tanti anni di ascolto di storie familiari e di analisi della mia storia personale sono arrivata alla conclusione che forse sia più semplice per le persone imparare a smarcarsi da genitori che di futuro professionale non ne hanno parlato in casa perché sentivano di non capirne granché piuttosto che da un genitore che pensa di aver capito tutto del mondo ed approfitta di ogni occasione per riempire la testa del figlio di consigli ammuffiti sulla strada da percorrere per costruire un solido futuro sociale, o ancora peggio ostacola il desiderio del figlio di percorrere la Sua strada, scelta in totale autonomia, sottraendogli entusiasmo e sostegno emotivo. Un genitore che privilegia l'ascolto e accoglie le parole piene del figlio, è in grado di parlare a suo figlio-Altro. Questo tipo di genitore è consapevole del fatto di rivolgersi non al simile bensì all'Altro con la A maiuscola, i cui desideri non sono noti, e dunque non è scontato sapere cosa questo figlio-Altro voglia per se stesso. Quando ascoltiamo con grande attenzione le parole dell’Altro figlio, quando ci rivolgiamo all'Altro, usciamo dal piano immaginario per entrare nel piano simbolico. Ai figli che non hanno avuto la fortuna di avere genitori che ascoltano ed osservano in silenzio econ rispetto, suggerisco di rivolgersi ad un amico-Altro per poter assaporare la libertà di pensiero ed un dialogo che non sia una banale e frustrante chiacchierata vuota.

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