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Il lapsus.

Aggiornamento: 3 dic 2023

Racconterò il caso di un istruttore di palestra di mezza età che aveva avuto un passato caratterizzato da episodi di bullismo scolastico in cui subì diversi tipi di vessazioni fisiche nei primi anni delle scuole medie da parte del gruppo dei pari. Al terzo anno però iniziò a reagire ai soprusi sviluppando una tendenza ad una reazione abnorme tesa a distruggere l'avversario.


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Prevaricazione fisica come reazione


A ben vedere, tale reazione abnorme era divenuta automatica perché egli era stato sopraffatto ancor prima della preadolescenza dalla famiglia ed in particolar modo dal lato paterno della parentela. Ma in passato non aveva potuto rispondere ai soprusi perché sua madre glielo impediva per quieto vivere familiare.

Nel rapporto con altri in genere, e nei gruppi di formazione sportiva in particolar modo, egli era spesso in ansia volendo sempre essere certo che nessuno abusasse di lui attraverso la prevaricazione fisica durante gare di arti marziali e psicologica, attraverso per esempio battute volte a ridicolizzarlo.


Elaborare episodi familiari di abuso


Lavorammo molto sugli episodi di abuso legati al rapporto tra lui e i familiari e questo migliorò molto il suo umore e la sua disponibilità nei rapporti.

Sognò che il padre gli prestasse una somma di danaro di cui egli affermò in seduta non gli servisse. Io rimarcai che forse egli desiderava qualcosa di altro dal danaro dal padre. La volta successiva al sogno mi raccontò che, invitato da un istruttore più anziano di lui ad un training formativo degli allievi di quest'ultimo che sarebbe avvenuto con la modalità della co-conduzione, mi racconta che era in ansia.


Gli chiedo cosa lo preoccupasse ed in relazione all'istruttore più anziano affermò la seguente frase:

"Temo che non si metta in competizione."

"Dunque lei teme che il suo collega NON si metta in competizione con lei?", gli chiesi volendo ribadire il suo lapsus.

"Oh no, temo che si metta in competizione", rispose meravigliato.

"Ma lei ha appena detto che teme che il suo collega non si metta in competizione", gli ribadii. Ci fu silenzio a questo punto.

Dunque il lapsus ci dice che forse lui vuole che vi sia una competizione, ma perché desidera questo?


Denigrazione e distacco emotivo


A ben vedere, l'unica forma di attenzione che il paziente aveva ricevuto dal lato paterno della sua famiglia ed anche dal padre stesso era o la denigrazione oppure un distacco emotivo. Il padre era percepito come assente e le poche volte che era presente nella relazione, divenivano foriere di tentativi lesivi della autostima del figlio. Anche le scelte lavorative del figlio ed in particolar modo la scelta di divenire un Istruttore di arti marziali, erano state percepite dall'uomo in modo negativo.

Il paziente era stato concepito all'interno di un matrimonio riparatore tra un uomo di famiglia agiata ed una donna proveniente da un contesto proletario. Tale matrimonio non piacque mai alla agiata famiglia che aveva preso di mira il bambino nato dalla unione dei coniugi come capro espiatorio per sfogare l'insoddisfazione per un matrimonio per loro socialmente sconveniente.

Dunque il mio paziente in fondo desiderava essere oggetto di competizione perché la competizione era parente alla passata esperienza di denigrazione proveniente dalla famiglia paterna. Le scuole medie fecero eco alle esperienze familiari e allorquando divenne chiaro al paziente di doversi misurare con i coetanei per ristabilire una dominanza psicologica e fisica si stabilì questa corrispondenza tra abuso/denigrazione e competizione.

Il lapsus chiariva una questione aperta per il soggetto, piuttosto che essere ignorato, esperienza per lui molto probabilmente annientante psichicamente, egli preferiva essere offeso e dunque entrare nella esperienza della competizione che gli offriva ogni volta la possibilità di trasformarsi da vittima a dominatore del gruppo. Ed ecco che tale frase che solo erroneamente contiene un errore, aveva svelato l'idea che egli aveva represso fino a quel momento.


La seduta si concluse con il mio invito a riflettere su ciò che lui davvero desidera stabilire nel rapporto con il prossimo.


La seduta successiva sognò il Papa che gli versava del vino in un bar. Lui colloquiò col Papa e alla vista di un uomo grosso e minaccioso che si apprestava ad avvicinarsi al loro tavolo reagì versando del vino anche a quest'ultimo. Dunque i tre rimasero al bar in un atteggiamento conviviale.

Ecco che aveva sognato il suo Papà nelle vesti del Papa. Ed il vino rappresentava la volontà di un legame di sangue, autentico con suo padre. Il paziente commentò che avrebbe desiderato quell'abbraccio stretto, corpo a corpo, mai avuto dal padre. In questo nuovo percorso di vita, l'altro, l'uomo minaccioso, smette di essere tale grazie alla possibilità' del paziente di offrire finalmente la sua amicizia in luogo della aggressività.

lapsus psicoterapia
Il lapsus. Note da una psicoterapia online

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