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L’eclissi del Nome-del-Padre e l’invenzione del "Patriarcato": nota su un dispositivo di separazione.

Aggiornamento: 6 giorni fa


Il patriarcato è un’invenzione? Cosa ci nasconde la narrazione moderna"

Per anni, il mio lavoro di ricerca e la mia clinica si sono concentrati su un fenomeno strutturale e ineludibile: l’evaporazione del Nome-del-Padre. Seguendo le tracce della psicoanalisi e della filosofia teoretica, abbiamo osservato come la crisi dell’autorità simbolica, il declino della funzione del padre come "legge" che orienta il desiderio e limita il godimento, abbia lasciato il soggetto contemporaneo in balia di un vuoto inquietante.

Il soggetto moderno si ritrova orfano di quel significante che un tempo garantiva l’ordine simbolico, costretto a inventarsi da solo un modo per stare al mondo.

Eppure, negli ultimi tempi, assistiamo a una mutazione del discorso pubblico che appare, a uno sguardo clinico, sospetta. L’evaporazione del padre — quella perdita reale di una struttura di orientamento — sembra essere stata improvvisamente riempita, colmata con una facilità disarmante, da un nuovo significante onnipervasivo: il "Patriarcato".


Dalla struttura al dispositivo

Se l’eclissi del padre era un fenomeno complesso, multiforme e profondo, l'irruzione del termine "patriarcato" nel dibattito odierno ha tutta l’aria di un’operazione di ingegneria sociale. Non più un’analisi delle dinamiche di potere, ma un’etichetta totalizzante, un passe-partout retorico che sembra avere un unico, chiaro obiettivo: il separatismo.

Osservando la deriva del discorso attuale, sorge spontanea una domanda clinica: a chi serve davvero questa contrapposizione ossessiva?

La psicoanalisi ci insegna che "il rapporto sessuale non esiste" (nella forma di un’armonia predeterminata o di un complemento necessario tra uomo e donna). Tra i due sessi c’è sempre un non-tutto, un buco, uno scarto. È proprio in quello spazio che si gioca la sfida della relazione. Tuttavia, l'attuale narrazione del "patriarcato" sembra voler sigillare questo spazio, trasformando l'alterità in un’inimicizia radicale.


L’Ingegneria del Separatismo

Il rischio che intravedo non è tanto nella critica sociale in sé — che è necessaria e legittima — ma nel modo in cui il concetto di patriarcato viene usato come uno strumento per impedire l'incontro.

Creare un nemico assoluto nell'altro sesso è la scorciatoia più rapida per evitare di fare i conti con la propria mancanza. Invece di interrogarsi sulla fragilità dei legami nell'era dell'evaporazione dell'autorità, si preferisce la semplificazione di una lotta binaria: carnefice e vittima, in un gioco di specchi che paralizza il desiderio e svuota la parola.

È un’ingegneria che punta alla divisione, che impedisce il riconoscimento dell'altro in quanto soggetto (e non in quanto "ruolo" o "categoria") e che, paradossalmente, indebolisce ulteriormente quella coesione sociale che tanto si dice di voler difendere.


Oltre la retorica: ricomporre il legame

Cosa resta, allora, per noi? Come psicologi e osservatori della psiche, il compito è sottrarsi a questa polarizzazione mediatica. Dobbiamo avere il coraggio di dire che l'uso strumentale di certi termini serve solo a nascondere il vero sintomo della nostra epoca: l'incapacità di abitare il vuoto lasciato dal Padre, l'incapacità di gestire il "non-tutto" dell'incontro tra i sessi.

Il separatismo è la difesa, l'incontro è l'atto. Il patriarcato, in questa narrazione moderna, è diventato il muro che impedisce la sfida vera: imparare a parlare con l'altro, nonostante la differenza, senza cercare di annientarlo o di etichettarlo preventivamente.

Non è forse tempo di smettere di parlare di "patriarcato" come scudo ideologico e tornare a interrogarci su come, nella nostra epoca, uomini e donne possano ancora tessere un legame che sia, finalmente, autentico?


Informazioni sull'autore dell'articolo

Il Dr. Alessandro Nenna, Psicologo Psicoterapeuta è consulente del Centro Uomini Autori e potenziali autori di Violenza (C.U.A.V.) del Centro Direzionale Isola F11.

Ulteriori informazioni sul CUAV sono alla pagina www.inseduta.com/cuav



 
 
 

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