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Il modello burocratico di organizzazione aziendale

Aggiornamento: 6 giorni fa

Il modello burocratico

La burocrazia è un modello organizzativo basato su un sistema di regole formali, sulla spersonalizzazione e sulla divisione del lavoro. La forma burocratica ha rappresentato il modello organizzativo dominante per oltre un secolo.


La post-burocrazia è emersa come nuovo modello di organizzazione più adatto al contesto attuale che si basa su elementi quali la fiducia, l’empowerment, il trattamento individuale e la condivisione delle responsabilità. Se la burocrazia è un modello organizzativo che ha come aspetto negativo la scarsa motivazione dei lavoratori, la focalizzazione solo sulla produttività e l’inerzia, la post burocrazia comporta perdita di controllo e comportamenti opportunistici.


La burocrazia viene descritta da Weber (1864-1920) come un modello organizzativo orientato alla riduzione degli sprechi e al raggiungimento degli obiettivi nel minor tempo possibile. Questo è, in linea teorica, garantito dalle impostazioni principali della burocrazia, che prevedono il ricorso alle regole, procedure standardizzate, razionalità, divisione del lavoro, gerarchia e autorità.


L’autorità rappresenta, infatti, uno dei temi centrali nelle argomentazioni di Weber sulla burocrazia. Il concetto di autorità può essere fondato sul carisma (legato alle caratteristiche personali di un individuo), sulla tradizione (stabilita dalle istituzioni), e razionale-legale (basata su un sistema di regole). Quest’ultima rappresenta la tipologia di autorità privilegiata dalla burocrazia e facilita la legittimazione dell’esercizio del potere.


Il modello burocratico è riconosciuto come efficace in specifiche situazioni in cui si ricorre a un elevato numero di attività identiche, ripetitive e standardizzate, come ad esempio nella produzione di massa. L’applicazione di questo modello ricorre anche nei contesti in cui è necessaria una rigida gerarchia ed è richiesta poca iniziativa ai lavoratori, come per esempio il contesto aeroportuale. È infatti vero che, come nell’organizzazione scientifica del lavoro di stampo tayloristico, nel modello burocratico non è necessaria una formazione complessa dei lavoratori in quanto è richiesto loro semplicemente di seguire le regole e le procedure fornite e comunicate.


I problemi relativi alle burocrazie hanno in primo luogo a che fare con l’impatto sociale dell’organizzazione, ma bisogna sottolineare anche la presenza di elementi che riguardano la progettazione organizzativa e l’efficienza.

La metafora spesso impiegata è quella della macchina: tutto il sistema opera come un ingranaggio di un orologio in modo standard e prevedibile. Questo significa anche che gli attori all’interno dell’organizzazione sono considerati come meri pezzi dell’ingranaggio, il che porta a dei problemi. Un primo di natura motivazionale ed un secondo legato al sistema di regole.


Il problema motivazionale è prevalentemente legato al fatto che agli attori impiegati in un modello burocratico che seguono regole e procedure viene lasciata scarsa discrezionalità nello svolgimento delle attività, con conseguenze negative su impegno, coinvolgimento, e motivazione.


Il problema derivante dal sistema di regole, collegato al problema motivazionale, implica che il risultato dell’azione non sempre porta alla soddisfazione del cliente. Se la forza lavoro è scarsamente motivata è più probabile che essa segua ciecamente le regole con una scarsa attenzione verso la soddisfazione della clientela.


Quattro concetti racchiudono i principali limiti della burocrazia.

Merton (1940) ha introdotto il concetto di trasposizione dei fini: l’obiettivo finale non è l’erogazione del servizio/produzione del prodotto, ma l’applicazione della regola.

Blau (1955) ha introdotto il concetto di work to rule: le regole diventano una giustificazione per la rigidità dei dipendenti, che di fatto si nascondono dietro di esse.

Selznick (1949) ha evidenziato come il sistema di regole ostacoli l'efficienza lavorativa.

Infine, Gouldner (1954) ha parlato di burocrazia apparente, per cui molte regole introdotte restano in realtà inapplicate.


Va comunque detto che il modello di Weber rappresenta un modello puro per studiare la realtà e non, come è stato erroneamente interpretato, un modello ideale, auspicabile o verso cui bisogna tendere. Lo stesso Weber, a distanza di alcuni anni dai suoi studi preliminari sulla burocrazia, ha ritenuto che la sua visione è stata distorta, con particolare riferimento alla razionalità strumentale che ha condotto all’errata considerazione del “doing the thing right” (rispetto allo scopo), piuttosto che “doing the right thing” (rispetto al valore, razionalità reale).

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